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Resilienza = strategia anticrisi
Cos’è la resilienza? Il termine resilienza deriva dal latino “resilire” che significa saltare indietro, rimbalzare. Veniva usato in metallurgia per descrivere la capacità di un materiale di resistere agli urti senza spezzarsi.
La straordinarietà della resilienza sta nel fatto che riesce a far “dialogare” la diversità della conoscenza scientifica patrimonio delle discipline umanistiche, tecnologiche, economiche, ecologiche, biologiche… In ingegneria la resilienza definisce la capacità di un materiale di resistere a sollecitazioni impulsive. In biologia e in ecologia umana equivale alla capacità di un sistema di auto-ripararsi, di ritornare a uno stato di equilibrio in seguito a una perturbazione. In Svezia, lo “Stockholm Resilience Centre” opera per lo Sviluppo Sostenibile integrando la ricerca sui sistemi socio-ecologici con l’emergente economia dell’ecologia. Studio Baroni è in relazione con il dott. Sturle Hauge Simonsen che studia la resilienza Culturale.
In psicologia si fa uso del termine resilienza per esprimere la capacità umana di far fronte in maniera positiva alle difficoltà coltivando le risorse interiori, ripristinando l’equilibrio psico-fisico precedente alla crisi con la possibilità di migliorarlo. Nelle scienze umane esprime la capacità di fronteggiare un qualsiasi evento critico, si collega ai concetti di benessere, trauma e vulnerabilità, stress ed empowerment, è anche praticata con successo nella psicologia nello sport. Negli ultimi anni la resilienza viene spesso utilizzata in economia e l’azienda, mediante il “Business Continuity Plan“, si dota di uno strumento preventivo verso possibili incidenti che possono minacciare le sue funzioni vitali. In informatica la resilienza viene usata all’opposto per indicare indice di fragilità.
Considerato che la resilienza è declinabile in ambienti aziendali, associativi, territoriali, … si può quindi parlare di “imprese resilienti”, “organizzazioni resilienti”, “territori resilienti”, …
La resilienza si può acquisire come duplice qualità individuale e collettiva:
Resilienza come qualità individuale in quanto riassume un complesso di capacità in grado di mettere la persona nelle condizioni di reagire con attiva flessibilità ai cambiamenti e alle difficoltà esistenziali e, nel superarle, sviluppa quelle potenzialità di equilibrio originate nell’iniziale relazione di attaccamento, ma anche migliorate in modo consapevole nel necessario percorso di apprendimento lungo tutto l’arco della vita (La resilienza individuale si può valutare anche con dei TEST);
Resilienza come qualità collettiva caratterizzata dalla capacità di reazione nelle situazioni di difficoltà, orientata al bene comune e guidata da principi solidali, cooperativi, collaborativi, che evolve e si sviluppa nel mutuo aiuto con la mobilitazione di risorse relazionali, con la promozione di responsabilità per il benessere delle persone e della stessa comunità di appartenenza (territoriale, aziendale, sociale, …).
In termini generali, l’intervento dei servizi di consulenza dello Studio Baroni si prefiggono lo scopo di rafforzare e far evolvere le capacità sistemiche. Per l’avvio di un programma di sviluppo della resilienza, è condizione necessaria assumere e far assumere un impegno per favorire l’adattamento passivo e attivo al cambiamento.
Nella prima fase la strategia consiste nel portare ad estrema sintesi la complessità enucleando le sue polarità di senso. Ogni ambiente viene considerato come unico, irripetibile ma inquadrabile come sistema e tendenzialmente descrivibile come sistema complesso. La sintesi, con le sue polarità di senso, diventerà la base di lavoro per la costruzione di 8 linee di lavoro corrispondenti alle 8 componenti dello Sviluppo Resiliente.
Considerato che le nuove tecnologie dell’informazione e della comunicazione (interna ed esterna) sono da considerarsi come irrinunciabili, in merito a questo aspetto verrà posta particolare attenzione alle dinamiche dell’innovazione tecnologica in chiave Web 2.0 anche in termini culturali e psicologico-relazionali. L’importanza delle nuove tecnologie viene messa in relazione con gli assunti attuali del dibattito scientifico sulla resilienza. Essi convergono tutti verso il concetto di processo (singoli e gruppi non nascono resilienti, ma lo possono diventare). Quindi, in questa prospettiva evolutiva, integrata dalle necessità di innovazione digitale imposte dal Web 2.0, nel promuovere e far progredire il percorso di acquisizione delle capacità di resilienza, dovrà essere necessariamente condiviso un nuovo approccio pedagogico (In merito a questo v. il “fattore configurativo”, pagina 11).
Nella seconda fase il lavoro consiste nel mettere in combinazione sistemica le seguenti 8 componenti: Conoscenza, Iniziativa, Innovazione, Cooperazione, Apprendimento, Prevenzione, Governo, Etica.
La strategia dello Sviluppo Resiliente viene raccomandata in ogni progetto perchè, oltre che assicurare eccellenti capacità di tenuta, promuove rete di relazioni di natura cooperativa e consente di orientare il potenziale energetico delle singole parti verso una visione unitaria. E’ proprio la rete cooperativa, unita all’indirizzamento delle energie, a garantire l’efficacia di risposta ai colpi esterni, alle situazioni di criticità.
L’obiettivo strategico trasversale consiste proprio nel ricostruire o riorientare le parti verso la necessaria plasticità, duttilità, liquidità, … del sistema (il tutto), per farlo regire come corpo unitario, per farlo così adattare alle situazioni che mutano.
Più il nuovo sistema così inteso, nella bontà della relazione tra le parti e il tutto e il tutto con le parti, eleva la propria capacità di coesione, tanto più efficace sarà la risposta alle crisi prevedibili o imprevedibili, grandi o piccole che siano.
PER APPROFONDIRE LA RESILIENZA:
Citazioni d’autore
“Capacità di svilupparsi in modo accettabile a dispetto di uno stress o di un’avversità che comporta normalmente il rischio di un esito negativo” (Rutter, 1985).
“Processo positivo di adattamento nonostante la presenza di rischi e difficoltà” (Masten, 1994).
“Capacità che ha un sistema per resistere i cambiamenti provocati dall’esterno, per sovrapporsi e superare queste crisi, approfittando il cambiamento qualitativo e mantenendo la coesione strutturale attraverso il processo di sviluppo” (Córdoba, 1997).
“Competenza che si esprime nel contesto di sfide significative all’adattamento e allo sviluppo” (Masten & Coatsworth, 1998).
“Processo attivo che si dispiega nella relazione dinamica fra la persona e l’ambiente sociale, relazionale, istituzionale” (Bandura, 1999).
“Arte di navigare sui torrenti” (Cyrulnik, 2000).
“Adattamento positivo in risposta alle avversità” (Waller, 2001).
“capacità non tanto di resistere alle deformazioni, quanto di capire come possano essere ripristinate le proprie condizioni di conoscenza ampia, scoprendo uno spazio al di là di quello delle invasioni, scoprendo una dimensione che renda possibile la propria struttura” (Canevaro, 2001).
“Qualità che aiuta gli individui o le comunità a resistere e a superare le avversità” (Newman & Blackburn, 2002).
“Qualità di chi non perde mai la speranza e continua a lottare contro le avversità” (Trabucchi, 2007).
Elementi costitutivi della resilienza secondo Wolin&Wolin (1993)
“Insight” o introspezione: l’abitudine mentale di fare domande schiette e dare risposte sincere, compresa la capacità di leggere segnali emessi dagli altri, di individuare l’origine di un problema e di cercare di capire come funzionano le cose per sé e per gli altri;
Indipendenza: la capacità di stabilire dei confini sicuri fra sé e gli altri individui significativi, compresa la capacità di distaccarsi emotivamente e fisicamente da relazioni negative;
Interazione: la capacità di sviluppare e mantenere legami intimi e soddisfacenti con altre persone, compresa la capacità di selezionare partner positivi, di iniziare nuove relazioni e di conservare relazioni positive;
Iniziativa: la determinazione a gestire la propria vita e i propri spazi, compresa la capacità di risolvere i problemi in modo creativo, di capire come stanno le cose e di progettare attività costruttive;
Creatività e senso dell’umorismo: la capacità di disporre di spazi sicuri di immaginazione dove la persona si può rifugiare per considerare liberamente gli aspetti della propria vita; la capacità di usare la creatività e il pensiero divergente per dimenticare il dolore, esprimere emozioni e usare un sano umorismo per ridurre le tensioni e vedere il lato positivo delle cose;
Moralità: la capacità di riconoscere ciò che è giusto e ciò che è sbagliato, di difendere le proprie convinzioni, compresa la volontà di rischiare in nome dei propri ideali e di aiutare e difendere altre persone.
Vittorio Baroni file download:
- Città glocali digitali. Vivere la città nell’era digitale
- Digitale e società post-industriale
- Mutazioni antropologiche e nuovi bisogni all’inizio dell’era digitale
- Il filosofo Massimo Cacciari e il Presidente Obama sulle nuove tecnologie
- Sviluppo Wikipedia, analisi periodo 2001-2008
- Ricerca Comune di Venezia COSES “Marghera 2006″ (Referente di Progetto)
- La società del rischio
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