Ricerche e studi

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In STUDIO BARONI sono attive le seguenti aree tematiche di ricerca e studio:

1. Area di ricerca e studio Strategia dello Sviluppo Resiliente

2. Area di ricerca e studio Imprese Formazione Lavoro (v. sotto)

3. Area di ricerca e studio Città Glocal  e Innovazione Tecnologica (v. sotto e orientamenti)

4. Area di ricerca e studio Sviluppo Sostenibile - DESS UNESCO 2005-2014 (v. sotto)

5. Area di ricerca e studio eLearning (in fase di implementazione con Prof. Giuliana Guazzaroni )

6. Area di Ricerca Domotica  (Partner in Progetto “Multimedialità e domotica” , in fase di avvio)

7. Area di Ricerca Antropologia Digitale (v. sotto e orientamenti pubblicati in Intr@meta)

8. Area di Ricerca eGovernment (v.sotto)

9. Area di Ricerca Università (v. sotto)

10. Area di Ricerca Economia e Lavoro Regione del Veneto (vedi sotto)

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2. Imprese Formazione Lavoro

Unioncamere

Rapporto UNIONCAMERE 2009

Rapporto UNIONCAMERE 2009 sintesi   e  Tabelle statistiche

Sintesi Rapporto UNIONCAMERE 2008 retribuzioni

isfol

Sintesi Rapporto ISFOL 2008

 

 

AMBITI DI ATTENZIONE

  • Numerose Istituzioni si occupano dei temi dello sviluppo, dell’innovazione e del lavoro. Con lo sguardo rivolto all’Italia europea, ci sono ad esempio il CNEL e le CCIAA, le Agenzie e gli Enti internazionali, europei, nazionali, regionali e locali fino alle Fondazioni e centri studi pubblici e privati.
  • Quasi come in altre parti d’Europa, gli Albi Professionali e le Associazioni di Categoria sono importanti organizzazioni di tutela, proposta e sviluppo. Rappresentano singoli e imprese nei più svariati settori di attività.
  • I sistemi dell’Educazione, Istruzione,  Formazione e Ricerca Universitaria pubblica e privata rispondono a programmi orientati all’autonomia;
  • Le nuove tecnologie facilitano il lavoro e la vita quotidiana, ma c’è la necessità di agire sul “trasferimento tecnologico”. Gli esperti prevedono interessanti sviluppi a tutti i livelli e la nascita di molte professioni innovative.
  • Se da una parte le ICT o le nanotecnologie possono correre il rischio di generare il cosiddetto “tecnodivide”, dall’altra sono un’oggettiva opportunità di sviluppo per qualsiasi ambito e professione.

DOMANDE GUIDA

  • Come si stanno riorganizzando i vari sistemi del sapere (Università in primis), per diventare dinamici laboratori di innovazione per l’intera società?
  • Che direzioni sta prendendo questa nuova fase dalla società post-industriale a quella dell’informazione/conoscenza?
  • Che importanza hanno la “professioni praticate” ai vari livelli di responsabilità lavorativa anche in funzione delle diversità europee?
  • Quali relazioni di utilità, di affinità, di distretto territoriale o di filiera, … tra i vari saperi ed esperienze?
  • Come nascono i nuovi mestieri? In che modo essi recuperano i valori maturati dalle professioni tradizionali, storiche o in declino? Quali investimenti sono oggi opportuni in merito alla Formazione e la Ricerca?
  • L’evoluzione del mondo del lavoro segue ancora una dinamica costante o l’avvento delle nuove tecnologie sta radicalmente cambiando i sistemi di lavoro?

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3. Città Glocali

Città Glocali Digitali a cura di Vittorio Baroni

geografie del nuovo made in italy Ricerca Symbola “Geografie del Nuovo Made in Italy”

 

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7. Antropologia Digitale

Questa sezione prende avvio da alcuni approfondimenti sull’Antropologia sviluppati da Vittorio Baroni.  In particolare lo studio realizzato nel maggio 2007 assieme alla collega Fabiola Viscardi attorno al testo di Marco Aime “Eccessi di culture”.

Nel 2008 è maturata l’amicizia con Riccardo Esposito, brillante antropologo ed esperto dei processi comunicativi digitali. Con lui si è progressivamente fatta strada l’idea di avviare un comune percorso di ricerca in ottica web 3.0, ovvero di cooperazione per la conoscenza.  Abbiamo scelto di dare un nome a questo lavoro e di chiamarlo filone di Ricerca sull’Antropologia Digitale.

Si tratta di un tema di recente espolorazione e il punto di vista di Riccardo Esposito emerge particolarmente interessante sotto vari punti di vista. Nella sua pubblicazione del 2008 intitolata  “SIMBOLI APPARENTI – Ricerca Qualitativa sull’estetica dell’IPOD”, tocca ad esempio l’argomento della “domestication dell’hardware”. Nel quadro introduttivo viene affermato che “L’idea di futuro e quella di tecnologia sono indissolubilmente collegate, proprio perchè appare sempre più ovvio definire il futuro – ma anche il presente – in termini di evoluzione della tecnologia. Non tutti gli individui però riescono a metabolizzare con facilità questi cambiamenti, ed è su questo punto che bisogna concentrare l’attenzione se vogliamo parlare della domestication, ovvero quel processo diacronico grazie al quale le nuove tecnologie della comunicazione entrano a far parte della vita quotidiana del fruitore.”.

Nell’ambito di questo percorso segnaliamo altri materiali utili, come ad esempio quello sul sito di Marina Misti. Nell’articolo “Da un’antropologa in viaggio nel web 2.0″ presenta il video di Michael Wesch, assistente di Antropologia Culturale alla Kansas State University, dal titolo: “Web 2.0…The Machine is US/ing USe”.

Nel frattempo l’interesse cade sul Rapporto “World Broadband Statistics: Q3 2008″ pubblicato da Point Topic (fonte). Si tratta di un documento contenete le statistiche relative allo sviluppo della banda larga mondiale nell’ultimo quadrimestre 2008.

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8. eGovernment

Piano eGov 2012 Ministero Pubblica Amministrazione e Innovazione DICEMBRE 2008

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9. Università

 Classifica Università italiane a cura di Vision 2009 (confronto tra le Università italiane con un  innovativo modello di ranking multidimensionale, a questo link la fonte del sito Web)

Un gruppo di ricercatori dell’Università degli Studi di Milano, coordinati dal prorettore Marino Regini, ha voluto verificare i dati su cui si fondano le critiche, attraverso una ricerca comparata fra i sistemi universitari dei sei maggiori paesi dell’Europa occidentale: Gran Bretagna, Germania, Francia, Spagna e Olanda, oltre all’Italia.

Università malata e denigrata CONFRONTO EUROPEO a cura Università Studi di Milano

La ricerca prende in esame le cinque grandi aree di criticità emerse in negli ultimi 5 mesi del 2008:

•  la proliferazione eccessiva dell’offerta formativa,
•  la scarsa produttività degli atenei,
•  il sistema di reclutamento e le “baronie”,
•  la spesa eccessiva caratterizzata da sprechi e inefficienze,
•  la mancanza di attenzione alle necessità del mondo del lavoro.

Cinque criteri per aprire la ricerca degli atenei al confronto e alla società.

(fonte: novaonline.ilsole24ore.com)

Il dibattito sull’università aperta nell’era di internet: i cinque criteri proposti in occasione della Biennale della democrazia di Torino sono giudicati da dieci esperti interpellati da Nòva24:

1. La ricerca prodotta è disponibile in modalità open access
L’adozione negli atenei italiani di modalità di pubblicazione ad accesso aperto, secondo standard e protocolli internazionali, può assicurare la rapida diffusione, nei circuiti della comunicazione scientifica, dei contributi di ricerca del nostro Paese.
La creazione di archivi istituzionali Open access per le pubblicazioni scientifiche indebolirebbe le case editrici medio-piccole del settore, categoria che comprende anche gli editori italiani. Questi ultimi perderebbero posizioni a favore dei grandi editori scientifici internazionali
2. Il materiale didattico è disponibile sotto forma di risorsa didattica aperta
È giusto promuovere licenze aperte: la comunità accademica deve riappropriarsi del capitale intellettuale che produce, materiali che affida a soggetti esterni, cedendo la proprietà intellettuale e limitando così le azioni sulle proprie opere.
L’uso di materiali didattici nella direzione dell’Open access rende necessario un “patto” tra editori e mondo universitario, per aprire la strada alla costituzione, anche in Italia, di vere University Press, oggi ancora in fase embrionale e con una mission spesso indefinita e ondivaga.
3. Vengono adottati software libero e standard aperti
Utilizzando software libero le Università realizzano i propri scopi istituzionali. Inoltre contribuiscono alla realizzazione di uguaglianza, solidarietà e libertà d’informazione, d’iniziativa economica e d’accesso alla cultura.
‘Università dovrebbe adottare ove possibile “standard aperti”, implementabili sia con software libero che proprietario. Ma non dovrebbe costringere tutti all’utilizzo di software open source, limitando a un solo orientamento il percorso nell’apprendimento e nella ricerca.
4. Se l’università detiene brevetti, li licenzia prontamente a favore di software libero, medicine essenziali e bene comune
Quando le Università licenziano i loro brevetti in modo non esclusivo, non nascono solo innovazioni, ma sistemi di imprese e tecnologie avanzate. Se i brevetti riguardano poi aspetti sociali rilevanti come le cure sanitarie essenziali, la loro cessione è un dovere.
I brevetti godono di cattiva fama soprattutto nel non profit per i Paesi poveri. Ma il brevetto è assunzione di responsabilità, non prevaricazione: con questo strumento l’Università può divulgare e proteggere una tecnologia, scegliendo di affidarla solo a chi ne fa un uso etico.
5. La rete informatica riflette la natura aperta di internet
La struttura a rete di un’Università è uno strumento fondamentale per favorire l’apertura dell’ateneo. Come internet è il motore della società dell’informazione, la quinta tesi è il motore di tutte le altre: senza una rete aperta, non può esserci un’Università aperta.
La rete aperta è un Giano bifronte: favorisce la condivisione della conoscenza, ma rende più difficili le verifiche su qualità e correttezza. Mai come qui la diffusione del sapere ha necessità di un’etica. E l’etica ha bisogno di un controllo, formale o collettivo.

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10. Economia e Lavoro Regione Veneto

 Documenti prodotti dalla Conferenza Regionale del Veneto sulle DINAMICHE ECONOMICHE E DEL LAVORO

corriere italie veneto maggio 2009

 

 

 

 

 

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Per candidature di Stage inviare email a: vittorio.baroni@gmail.com allegando il proprio profilo in formato europeo, eventuale link a blog o sito personale, descrizione dell’interesse di studio.

 

STUDIO BARONI

 Contributi e approfondimenti

 

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